Elogio dell’Imperfezione

COME SVILUPPARE IL PROPRIO IO CREATIVO: ALLENAMENTI #37

Elogio dell'imperfezione

Oggi è un lunedì speciale perché per La via dell’artista sto per trattare di una cosa che mi sta molto a cuore: evitare i perfezionismi.

Come scrivevo la scorsa settimana, per diventare sempre più ricettivi occorrono quattro passaggi: per prima cosa è necessario imparare a coltivare la propria abilità di porsi in ascolto, subito dopo occorre sapere evitare i perfezionismi.

Ecco perché di questi passaggi (degli ultimi due scriverò nei prossimi lunedì) questo è il mio preferito (da leggere se avete avuto rapporti difficili con il vostro capo, ndr).

Mi definivo una perfezionista: il che comportava il fare e rifare la stessa cosa finché non rientrava nei miei personali standard qualitativi oppure in quelli della persona per cui stavo facendo quella cosa.

Applicavo (e in parte applico ancora) il mio perfezionismo alla scrittura, sia per lavoro sia per piacere, qualche volta alle attività personali che riguardano la mia famiglia, i miei hobby: raramente mi cimentavo in operazioni di perfezionismo domestico, mai in attività che riguardano la cucina (faccio torte orrende da vedere, seppur gustose).

Insomma, a ben vedere, decidevo comunque io in quali ambiti essere perfezionista o meno. Fatto sta che ogni tanto questo modo di fare si rivoltava contro di me. Fino alla fase finale, capitata in ufficio.

Mi è capitato negli ultimi anni, quelli in cui ho lavorato con un capo che era (è, mica è morto) molto peggio di me in tema di perfezionismo: il che non sarebbe stato neanche tanto male, avrei comunque potuto imparare ulteriori frontiere (via, verso il perfezionismo degli ultracorpi-orpi-orpi).

Il problema è che ho scoperto che se il perfezionismo viene preteso come unica cifra del tutto, mi passa e tendo ad essere approssimativa, lenta e decisamente distratta: il risultato è un meccanismo che rallenta ogni lavoro e che produce una quantità industriale di refusi. Refusi, dico io, perché quando si tratta di distrazione quelli si ottengono: si smette di vedere l’obiettivo, si resta bloccati sui particolari e si perde tempo e occasioni.

Ma la frase preferita di quello che oggi è il mio ex capo risuonava più o meno così: i refusi non esistono. Dura vita per chi era convinta di fare le cose per bene.

Questa relazione lavorativa mi ha mostrato quanto la definizione di perfezionismo di Julia Cameron sia migliore della mia: il perfezionismo è il rifiuto di andare oltre, è quella cosa che impedisce di proseguire, che crea situazioni di stallo in cui si resta impigliati in dettagli, in particolari che fanno perdere la visione d’insieme.

Lo scrittore perfezionista è quello che legge prima di avere finito di scrivere: il musicista perfezionista è quello che cerca di capire fin dalle prime note se quello che sta suonando piace o meno. Non si può valutare continuamente il risultato sennò non è possibile creare liberamente.

Creare liberamente significa permettere agli errori di arrivarci incontro, di realizzarsi per essere riconosciuti come tali e come tali dimenticati, lasciare lavorare l’intuito, lasciarsi (ancora una volta) andare.

***

Se vi interessa seguire il mio personale percorso nato dalla lettura di La via dell’artista vi rimando a questa pagina, dove potete trovare tutti gli articoli che ho scritto sull’argomento: consultandoli, potete ripercorrere la via fin dall’inizio. E farla vostra.

Lunedì prossimo arriva la terza azione magica per aiutare se stessi a divenire sempre più ricettivi: imparare a correre rischi.

11 thoughts on “Elogio dell’Imperfezione

  1. Pingback: Il meglio della settimana #38 | MammaMoglieDonna

  2. Lascio anch’io una piccola testimonianza del mio passaggio. Tendo ad essere perfezionista e quanto hai scritto è un preziosissimo spunto di riflessione. Grazie!

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