Cose di Qualche Mese fa

PRIMAVERA ESTATE 2013 

Cose di qualche mese fa

Sta arrivando l’autunno e io devo ancora archiviare la primavera scorsa.

Vista la situazione, ho pensato di mettere insieme primavera ed estate, un po’ come succede nelle collezioni di moda, e di chiudere con una stagione di ritardo e una stagione in anticipo. Se non chiudo, e alla svelta, rischio di affrontare male la prossima collezione: quindi un po’ di pazienza per questo recente amarcord.

La mia primavera è stata una stagione strana, perfettamente in linea con le condizioni meteorologiche: fresca, improvvisa, verde, nuova.

Ho girato per Milano con la pioggia, senza paura di bagnarmi, recuperando un raffreddore della durata infinita di otto settimane. Insieme alle mie difese immunitarie, sono partita azzerando anche altro: opinioni sul presente, desideri per il futuro, rammarico per il passato.

Ho vissuto un paio di episodi che una certa narrativa definirebbe incresciosi, oppure curiosi, di certo promettenti – scrivendoci sopra una saga da minimo tre volumi. Di mio ho continuato a scrivere a sprazzi, conservando solo in parte l’abitudine alle tre pagine mattutine, alternando scrittura a vita, lavorando l’indispensabile, scoprendo la nuova età di mio figlio, facendo il pieno di emozioni e di nuovi amici.

L’inizio, forse, di una piccola rivoluzione: anche il mio modo di rapportarmi con questo spazio sta a testimoniare l’evoluzione degli interessi, basta guardare al numero (e alla tipologia) di post pubblicati in questi mesi e confrontarli con i corrispondenti del 2012. Non so se anche la stagione entrante proseguirà su questa linea: e il non saperlo ha un suo fascino, lo ammetto.

La primavera di marzo, quella decina di giorni piovosi, che nessuno voleva, mi ha regalato una sorta di pugno nello stomaco che non si è tradotto in risveglio primaverile, ma piuttosto in addormentamento, una dolce involuzione dentro di me che è proseguita nel mese di aprile: del resto anche Guccini cantava così di questo periodo, con giorni lunghi al sonno dedicati il dolce aprile viene, quali segreti scoprì in te il poeta che ti chiamò crudele.

La primavera di maggio è stata, per contro, un uscire fuori, un riempire tempo, occhi e orecchie di eventi da condividere con amicizie nuove e vecchie: ci sono state bellissime serate a teatro, cene a base di pensieri e parole, ricordi e conforto.

E’ stato il mese del Salone del Libro di Torino e del Mamma Che Blog a Milano. Ci sono state queste giornate ricche, intense (ci ripenso e mi sembrano essere durate ben più delle canoniche ventiquattro ore, possibile?) da cui ho ricevuto in dono piccole perle di saggezza: lo so, lette così significheranno poco, ma se vi è possibile prendetele e mettetele da parte, so che potranno aiutare anche altre persone, al momento giusto.

C’è quell’Aspetta un’offerta migliore che io e Luisa ci siamo tirate addosso in uno stand (era quello della Sperling&Kupfer? Forse sì), guardandoci complici dopo averla ricevuta, mica schivata, ché il coraggio io e lei lo conosciamo.

C’è l’sms che Paolo Cognetti ha letto a un centinaio di persone assiepate per lui e per il suo libro, Il ragazzo selvatico, edito da Terre di mezzo, quell’sms che il padre gli ha inviato dopo avere letto la parte del libro in cui si parla (nuovamente) di lui: Continuo a osservare i miei piedi e le mie mani, Paolo.

C’è la frase che Valeria mi ha detto, occhi spalancati e voce emozionata, dopo l’incontro con Antonio Scurati (Narrate, donne, la vostra storia): no, quella frase la tengo per me, ma vi assicuro che dice tanto di una ragazza che sta cercando la sua storia, la sua scrittura.

Poi ci sono le slide di Veronica Benini, aka la Spora, quel Pompini lasciato lì, nero su bianco, a tutta pagina, a tutto muro: perché se si fa qualcosa in cui si mette se stessi, dice lei, la si fa con passione, e perché piace, sennò è meglio evitare di farlo. Un po’ come i pompini, appunto.

E su due poltroncine, ci siamo io e Anna Pisapia che parliamo di vita, e di ragazzini, e di Massimo Canuto che ai ragazzini ha dedicato un libro, Contro i cattivi funziona – di questo libro riparlerò a breve, ne vale la pena, come vale la pena farsi fotografare da lei, da Anna, che sa cogliere il bello di tutti, anche il mio.

Ma prima, prima di tutto questo, c’è una Cinquecento Fiat che parcheggia davanti a me e da cui scende una ragazza con un uomo, e due bimbe e la mia voce chiede Tu sei Giorgia, vero?, ed è fantastico scoprire come le persone che conosci solo virtualmente in realtà le conosci veramente e le riconosci subito, anche sotto la pioggia.

E poi, per essere coerente con il mio proposito, dovrei parlare anche della mia estate, quella un po’ bastarda che non voleva finire.

Giugno non è stato un mese facile. Ho capito cosa intende Julia Cameron quando definisce il processo creativo un meccanismo che funziona a scatti: come in tutti i cambiamenti, se si vuole andare avanti si deve anche tornare un pochino indietro, e a giugno ho fatto così, le discese ardite e le risalite.

Potrei ricordare le sue giornate finalmente più calde, la stanchezza di fine anno scolastico di un bambino, i dubbi e i desideri della sua mamma: oppure dei personaggi che sono venuti a bussare alla mia porta per chiedere udienza e ai quali ho contrapposto la voglia di fermare la testa, anche solo per spegnerla.

Luglio è iniziato in Sardegna, una piccola pausa che ha rappresentato un momento di riflessione e di scrittura ben più importante di quanto avevo capito al momento, e che oggi rileggo con più consapevolezza come un timido nuovo inizio.

Luglio è poi continuato con un matrimonio, un evento che normalmente viene vissuto con gioia e speranza, quasi di riflesso, ma che io ho dovuto affrontare diversamente, un’altra salita, un altro piccolo esorcismo. Riuscito, tra l’altro – la sposa lo sa, e sa qual è stato il mio augurio per lei in quel giorno speciale.

E poi l’estate mi è rotolata incontro con la ferocia dei giorni d’agosto, con quella lentezza e quel nulla che non sempre aiuta: perché io senza routine soffro.

Ma di agosto qualcosa ho scritto e quindi scivolo veloce su settembre, su questi giorni che hanno visto ricominciare tutto: no, forse non tutto, solo quello che volevo veramente ricominciare, fare ancora, iniziando a scavare spazio e tempo per quanto vorrei invece fare di diverso.

Voi cosa volete farvene, dei prossimi mesi? Palestra, teatro, cene con amici, cinema, imparare una lingua straniera, imparare a ballare il tango, programmare un viaggio (ma uno vero), cambiare lavoro: il bello di settembre è che è un insieme di prime volte, o di nuove prime volte, è il vero inizio d’anno.

Almeno questo è settembre per me, che sono rimasta una adolescente e a settembre la scuola mi aspetta sempre, con promesse di cose nuove.

A proposito di scuola: inizio anno nuovo anche per Pietro che mi ha regalato l’idea per l’illustrazione di questo post – il disegno che apre il tutto, là in alto, è il suo. Lo ha fatto il secondo giorno di scuola e parla delle sue vacanze: è rimasto un paio di giorni senza titolo perché mio figlio non riusciva a decidere dove aveva passato le sue vacanze.

La maestra era preoccupata e mi ha chiesto di aiutare Pietro a ricordare le sue vacanze, ma non era una questione di ricordo, piuttosto di indecisione: lo abbiamo portato in Sardegna, in Calabria, in Toscana, dai nonni in campagna e ha fatto pure quattro settimane di centro estivo infarcite di gite. Una piccola confusione di ricordi comprensibile, a mio parere.

Alla fine ha scelto: le vacanze migliori sono state quelle con i nonni, in campagna. Buono a sapersi per l’anno prossimo.

Per fortuna mancano pochissime ore all’autunno, al vero Capodanno.

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