***Metodi di Scrittura*** Josephine Hart

DONNE CHE SCRIVONO AL MASCHILE

Libri di Josephine Hart

 

Ho letto quattro romanzi di Josephine Hart: Il danno, Il peccato, Ricostruzioni e, durante l’ultima estate, L’oblio.

La sua fama è legata soprattutto a Il danno, da cui è stato tratto l’omonimo film diretto da Louis Malle. Io l’ho molto amata per Ricostruzioni, a cui si ispira un altro film, questa volta italiano, Viaggio segreto di Roberto Andò.

Ricostruzioni è una storia diversa dalle altre: pur conservando il tema prediletto dalla scrittrice irlandese, la sopravvivenza (i personaggi della Hart sono sempre sopravvissuti a qualcosa: a un dolore, a una passione, a un trauma, alla vita stessa), il tono è positivo, sottende una progettualità che alle altre storie manca.

Nei romanzi della Hart la voce narrante è maschile ed è questo il particolare che in questo frangente, quello dei metodi di scrittura, mi interessa: un dettaglio che mi ha sempre colpita, perché è una voce credibile, vera, appassionata, che coinvolge e rende tutto più vicino.

Ho cercato un po’ di informazioni su come la Hart scriveva (è mancata, purtroppo, nel 2011) e raccolgo qui di seguito alcune sue riflessioni rilasciate in occasioni diverse.

Sul suo scrivere al maschile:

Quando avevo pubblicato il mio primo libro negli Stati Uniti, l’editore non credeva, almeno fino a quando non mi ha visto,che io non fossi un uomo, pensava che usassi uno pseudonimo

Per me descrivere così bene i personaggi maschili è relativamente facile perché sono profondamente convinta che le differenze che esistono fra uomo e donna non siano così marcate come siamo costretti a pensare oggi. Le grandi emozioni della vita come le passioni, il dolore e il coraggio non sono legate al sesso e sì, è vero, esistono delle lievi differenze, ma io penso che l’esperienza umana sia unica e quindi queste diversità non siano così marcate

Le esperienze fondamentali dell’esistenza, l’infanzia, l’eros, il dolore, trascendono i generi, sono uguali per tutti. Corpi differenti, stesso animo. Poi, la mente è un’altra cosa, ma quella è una sovrastruttura, un’imposizione dell’esperienza.

Nei comportamenti, però, donne e uomini differiscono. Le donne sono più prudenti, tendono a pensare nel lungo periodo, qualche volta fingono di non capire per poter meglio manipolare. Gli uomini, spesso e volentieri,, cercano l’estremo. È un istinto primitivo con cui gli uomini sono rimasti più in contatto. È un richiamo.

Riguardo al tema della sopravvivenza, invece, sono rimasta molto colpita da questo scambio di battute trovate in un’intervista del 2006. L’intervistatore era interessato a scoprire i motivi profondi dell’interesse della Hart per i sopravvissuti. Lei disse:

Per come la vedo io, la vita è un’arena morale. E la sopravvivenza è un dovere morale. Essere vivi è un privilegio a cui non si può abdicare. Scriveva Primo Levi che si ha il dovere della felicità.

A questo punto l’intervistatore era intervenuto per ricordare che Primo Levi morì suicida. E la Hart:

Perché sopravvivere non è facile.

Altrove ho trovato una informazione molto personale su di lei: la scrittrice da giovane ha perso due fratelli, un dolore che l’ha formata e l’ha portata a vivere intensamente ogni momento della sua vita, anche attraverso i suoi romanzi.

E poco prima di morire disse senza la lettura e senza la poesia avrei trovato la vita meno comprensibile, meno sopportabile e infinitamente meno gradevole.

Una dichiarazione d’amore.

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