Io non ho Paura

COME SVILUPPARE IL PROPRIO IO CREATIVO: ALLENAMENTI #48

Io non ho paura

Mi sono ripromessa di chiamare le cose con il loro nome: non è una promessa facile da mantenere, comporta giri di parole e sbattimenti di pensieri, compromessi linguistici e brusche virate di significato, ma una promessa è una promessa.

Il nono capitolo de La via dell’artista, il percorso di recupero e sviluppo creativo ideato da Julia Cameron, offre, involontariamente, un bel quadretto di me: quando abbiamo desiderato creare e non ne siamo stati capaci, scrive, abbiamo chiamato quell’incapacità pigrizia.

Mi sono definita pigra qualche mese fa, in occasione di questo articolo scritto dopo la visione di un’opera teatrale di Rafael Spregelburd dal titolo autoesplicativo, Panico.

Ecco, basta col chiamare pigrizia l’incapacità di creare, chiamiamola con il suo nome: paura.

Un artista bloccato è un consumatore compulsivo di energia: al posto di indirizzare l’energia verso la creazione, centra altri bersagli come l’odio per se stesso, l’invidia per gli altri, il rimpianto per il passato, la paura per il futuro.

Perde tempo, perde il momento.

Dimentica che ha un bambino dentro di sé, nella parte di sé capace di emozione, di stupore, di creazione. Come ogni bambino, la paura più grande è quella di essere abbandonato: teme che il suo fare quello che desidera fare veramente (scrivere, dipingere, suonare, ballare) venga vissuto dagli altri come un atto di ribellione. E si sente come un ragazzino ribelle nei confronti dei genitori di cui teme di perdere l’affetto.

L’analogia tra vita artistica e ribellione fanciullesca o adolescenziale permane nell’inconscio ed è causa di molti blocchi artistici. La paura di essere abbandonati convive con il desiderio di tendere verso la propria arte creando un senso di colpa.

E’ questa colpa che porta a fissare obiettivi molto ambiziosi: se proprio devo dare un dispiacere ai miei genitori, ragiona il bambino artista, devo compensare essendo un grande artista. Solo così potrò essere perdonato.

Tenere le aspettative molto alte è il miglior modo per autosabotarsi: il bisogno di essere grandi artisti ostacola la possibilità di essere semplicemente artisti, il bisogno di produrre una grande opera d’arte rende difficile produrre una qualsiasi tipo d’arte.

La paura blocca, non la pigrizia: obiettivi semplici e tempi misurati sulla realtà possono aiutare a creare una situazione ideale per darsi una possibilità. Smettere di sgridare se stessi è un altro elemento importante: perché vi è una sola cura per la paura, ed è l’amore.

Amarsi, essere concilianti, chiamare le cose con il loro nome: sbloccarsi.

***

Ho scritto una serie di articoli ispirati al metodo per il recupero creativo illustrato da Julia Cameron nel libro La via dell’artista e li ho raccolti in questa pagina: riflettono il percorso che sto facendo, ma leggendoli potete trovare spunti per percorrere anche voi la via fin dall’inizio. Continuo a scriverne, ogni lunedì. O quasi.

 

(l’immagine di copertina è dedicata a S.
che oggi mi ha permesso di raccontarle le mie 36 ore di fuoco,
quelle che mi hanno portato a capire esattamente questo)

2 thoughts on “Io non ho Paura

  1. Certo che la frase “Un artista bloccato…paura per il futuro” è davvero illuminante e verissima. In questo periodo di grande fermento creativo natalizio, guardo guardo guardo e per un po’ mi balocco con l’idea di fare qualcosa dei progetti ammirati in rete, tempo di mettermi all’opera e sono già abbacchiata e finisco per non fare nulla di ciò che mi ero prefissata con slanci di coraggio troppo brevi.
    Un bacione

    • Ecco, la rete è una grande risorsa ma è, senza dubbio, una fonte di distrazione immensa. Ma non usarla per sentirti frustrata, mai, non te lo meriti proprio 🙂

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