Le tre Sorelle

INCONTRI CON L’ARTISTA #4

Le tre sorelle di Anton Cechov

Serata a teatro, oramai qualche settimana fa.

Io e lei che attraversiamo piazza Leonardo da Vinci, a Milano, uno dei luoghi dimenticati di una città che sa sorprendere, che sa riempirsi di margherite in primavera, di venti profumati d’inverno, di ragazzi in ogni stagione

Stiamo andando a teatro, un anno dopo, circa. E lei non smette di parlare, di fare domande, di usare la voce che sarà costretta a trattenere nelle prossime tre ore.

Ma poi, dimmi: che cosa ti piace di Čechov? E si ferma, parandosi davanti come un ostacolo da superare.

Sul serio, che cosa ti piace?

Cosa le dico? Stiamo andando a teatro, le dirò di questo.

Mi piace la vita raccontata per quel che è: una cosa che scorre mentre altrove avvengono fatti. Mi piace capire quel che accade senza assistere ad alcun evento. Che poi, cosa sono i fatti? Uno sparo, una morte, un amore, un matrimonio, una congiura, un tradimento. O ancora uno spavento, un dolore, un sospiro, una preoccupazione, una fatica, un pianto. E poi: uno sguardo perso.

Mi piace pensare che questi eventi, se ci sono, sono fuori, lontani dal vero palcoscenico della vita: quello resta proprietà inalienabile di chi la vive la vita, dei personaggi. L’evento è la vita dei personaggi, sta nei loro pensieri, nelle frustrazioni, nei desideri, nelle speranze.

I personaggi di Čechov dicono così tante cose con la loro stessa presenza da risultare pesanti, insopportabili, incomprensibili. E dire che il loro autore li creava divertenti, e che le sue storie sono commedie, la pesantezza un’impressione, la lievità la vera essenza – con quei loro piedi mai veramente per terra, e le menti a vagolare nell’aria.

Come ne Le tre sorelle, sua penultima opera, opera su commissione, per intenderci, scritta apposta per il teatro d’Arte di Mosca. Una storia che parla di un futuro impossibile da realizzare ma così bello da immaginare: e di quanto sia difficile, santo cielo, impossibile a ben vedere, instaurare una vera relazione anche con il sangue del proprio sangue, figuriamoci con un estraneo come può essere un marito.

C’è una disperata mancanza d’amore ne Le tre sorelle, e il racconto di una vita (vita di provincia, come si dice) che affossa le speranze.

A cosa servono gli eventi, le relazioni interpersonali, quel vedere e toccare e desiderare e aspettare, quando la vita, quella vera, si svolge da sé nelle relazioni psicologiche con gli altri?

Il tempo dell'accettazione

Tre sorelle dell'accettazione

Allestimento per Le tre sorelle di Cechov a Teatro Leonardo Milano

Tre sorelle come tre maschere

Poltrone a teatro

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