Noi la Farem Vendetta

LA PROTESTA DEI FORCONI (E DEGLI ALTRI) SPIEGATA A MIO FIGLIO

Noi la farem vendetta di Paolo Nori

Sabato 14 dicembre 2013, piazzale Loreto, Milano.

Sono da poco passate le 16 e 30 e io cerco di attraversare la piazza per raggiungere un parco giochi al chiuso (esistono solo a Milano?) dove hanno organizzato una festa per bambini che ancora credono in Babbo Natale. Ci sarà anche lui, Babbo Natale, a distribuire giochi a questi bambini. Una cosa importante, insomma, ci devo proprio andare, e poi devo andare pure in libreria.

Sulla mia macchinina rossa (con interni neri), dietro mio figlio che dorme nel seggiolino, cerco di attraversare la piazza piantonata da sei giorni da un gruppo di manifestanti che si tengono per mano e che fanno il giro dei semafori bloccandoli uno alla volta, che creano code e che fanno arrabbiare i tutori dell’ordine (non so come meglio identificarli, c’è un po’ di tutto qui a Loreto da una settimana questa parte).

Lo so che potevo fare un altro giro, un giro lungo ed evitare la piazza. Ma io voglio proprio attraversarla, così: e spiegare a mio figlio cosa fa questa gente. Se ci riesco. E soprattutto se lui si sveglia.

A Loreto nell’ultima settimana ho visto:

  • girotondi di persone, abbastanza persone per tenersi per mano e occupare l’intera piazza, bloccando tutti i semafori in un colpo solo, viale Bianza, Buenos Aires, viale Abruzzi, Andrea Costa, via Monza e le altre strade. Poi con il passare dei giorni, un po’ perché le persone erano meno, un po’ per migliorare la coreografia, i semafori venivano bloccati uno per volta, come in questo sabato che c’è la festa di Natale
  • lenzuoli scritti con lo spray rosso e tenuti da diverse mani da tanto sono grandi: quello che ha fatto il giro dei giornali e del web dice a piazzale Loreto c’è ancora posto, quello che mi piace di più dice vogliamo vivere non sopravvivere
  • il tipo con la maschera di V come vendetta che si aggirava per Loreto nei primi due giorni abbracciando ogni tutore della legge che gli capitava a tiro
  • un fantoccio (tipo spaventapasseri) appeso ad un semaforo con un mini cartello attaccato al collo: se avevi voglia di avvicinarti e di leggerlo c’era scritto stop ai suicidi
  • tante, tantissime bandiere italiane. Credo che, loro malgrado, siano state quelle a provocare lo scontro con i tifosi dell’Ajax
  • un sacco di donne con le gonne. Del resto ho letto che gran parte del lavoro di coordinamento della manifestazione viene svolto da una signora

Comunque, passavo a Loreto anche sabato, dicevo, con Pietro addormentato, per portarlo a una festa di Natale e poi pure in libreria: ho aspettato che liberassero il semaforo, ho attraversato il piazzale, ho parcheggiato la mia auto rossa e nera, ho svegliato mio figlio e l’ho portato in piazza, proprio dietro al gruppo che occupava l’ennesimo semaforo cantando e sbandierando.

– Ecco, Pietro, volevo farti vedere queste persone che sono a piedi in mezzo alla piazza, con le bandiere italiane tenute alte: vedi, stanno facendo una manifestazione. E’ un modo per fare sentire la propria opinione, per dire quello che si pensa gridandolo a voce alta, facendosi notare per essere ascoltati. Manifestano contro chi governa il nostro Paese: ognuno ha il proprio motivo per essere contro qualcosa, ma tutti sono d’accordo sul fatto che le cose devono cambiare.

– Sì, mamma, ma cosa significa vaffanculo?

– Questo te lo spiego un’altra volta, andiamo alla festa che è tardi. Oh, buongiorno, anche lei qui, non l’avevo vista.

– Ciao. Ero curioso di sentire come spiegavi questa cosa a tuo figlio.

– Ah, niente, due parole, quando sarà più grande cercherò di approfondire. Magari con l’aiuto di chi le manifestazioni sa spiegarle meglio.

Come Paolo Nori, volevo dirgli, che in Noi la farem vendetta racconta un po’ come è diventare padre, sentire che devi guardare il mondo con degli occhi nuovi, trovare parole per spiegare a tuo figlio cose difficili come la vendetta o il pessimismo: e un po’ racconta i fatti del 7 luglio 1960, a Reggio Emilia, nella piazza dei teatri dove si svolse un duro scontro tra i partecipanti una manifestazione sindacale e le forze dell’ordine, con cinque morti e decine di feriti, tutti tra i civili.

Si manifestava contro il governo di allora, il quindicesimo della nostra Repubblica, il Governo Tambroni, un governo democristiano creato con l’appoggio esterno del movimento sociale italiano.

Come lo definisce il suo autore, è un libro sulla violenza dello stato e sull’educazione dei bambini, un libro sulle cose che scompaiono, sulla memoria, un libro sull’Emilia, un romanzo d’amore.

E visto che io sono emiliana ma che vivo a Milano, e che tutte le volte che digito le lettere mil nei tag per inserire la parola Milano la prima scelta che mi propone wordpress è invece Emilia, lo sento un libro che parla delle mie cose che scompaiono, della mia memoria, dell’educazione del mio bambino. In qualche modo.

Noi la farem vendetta è un gran bel libro che vorrei trovasse molti più lettori di quelli che temo finora abbia avuto.

Noi la farem vendetta è il verso di una canzone anarchica che si intitola I figli dell’officina, la canzone che Paolo Nori racconta di avere utilizzato come ninna nanna per fare addormentare la figlia e di avere conosciuto ascoltando un cd, regalo del fratello, a casa della madre:

mia mamma mi ricordo mi ha detto Ma questa è una canzone del passato, e a me mi ricordo m’è venuto da dirle No, è del futuro.

Che poi hanno ragione un po’ tutti e due: perché I figli dell’officina è una canzone che parla di un passato che non c’è più (le stesse parole sono desuete, come officina per fabbrica, guerra proletaria per lotta della gente), ma che non va cancellato. Piuttosto non dimenticato e tramandato ai propri figli, ai quali il futuro appartiene.

Ve l’ho detto che è un gran bel libro.

4 thoughts on “Noi la Farem Vendetta

  1. Cercare di spiegare ai nostri figli ci mette nella condizione di interrogarci e di capire meglio quello che ci circonda.
    Cercherò questo libro perché più D cresce più crescono i suoi e i miei interrogativi.

    Ti vorrei anche ringraziare per tutti i tuoi post, che leggo sempre con molto interesse e che mi fanno tanto riflettere. Non commento spesso ma volevo lasciare traccia del mio grande apprezzamento!

    • Ma grazie, mi fa piacere sapere che quanto scrivo possa trovare lettori ma soprattutto che tali lettori possano trovarci qualcosa di utile, fosse solo per fare partire nuove riflessioni.
      Grazie davvero!

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