L’Importanza di avere Buoni Amici

CHIEDI ALLA POLVERE DI JOHN FANTE

Copertina prima edizione Ask the dust di John Fante

 

Sono fermamente convinta che la scrittura sia un’attività strettamente personale e fortemente solitaria.

Ma anche che la migliore scrittura nasca dall’incontro di anime affini: parlando di persone, la scrittura germoglia in uno solo e cresce con tanti.

E’ per questo, per questa idea che ho della scrittura che trova terreno fertile nelle relazioni, nelle chiacchiere, negli orizzonti guardati insieme e nelle amicizie, è per questo che amo le storie dei destini incrociati di cui la letteratura è zeppa.

L’incontro tra John Fante e Charles Bukowski, ad esempio.

L’incontro tra i due avviene nel 1978: ai tempi Fante era già cieco a causa dal diabete e Bukowski, suo grande ammiratore dopo avere scoperto in biblioteca le sue prime opere, dice di lui che è il migliore scrittore che abbia mai letto e il narratore più maledetto d’America.

Bukowski è così perso per la scrittura di Fante che lo convince a lasciargli carta bianca per ripubblicare Chiedi alla polvere, il terzo romanzo del ciclo autobiografico incentrato sul personaggio di Arturo Bandini.

Ne scrive una prefazione che ancora oggi è una delle migliori che ho mai incrociato: e costringe in qualche modo la casa editrice Black Sparrow per cui lavorava a ristampare Fante, i cui libri si trovavano a disposizione solo nelle biblioteche, essendo fuori catalogo da tempo. Lo fa minacciando la casa editrice di non consegnare il manoscritto del suo nuovo romanzo.

Nella leggendaria prefazione Bukowski scrive:

Ero giovane, saltavo i pasti, mi ubriacavo e mi sforzavo di diventare uno scrittore. Le mie letture andavo a farle alla biblioteca pubblica di Los Angeles, nel centro della città, ma niente di quello che leggevo aveva alcun rapporto con me, con le strade o con la gente che le percorreva. Mi sembrava che tutti giocassero con le parole e che i cosiddetti grandi scrittori non dicessero un accidenti di niente. Il loro stile era una mistura di sottigliezza, mestiere e forma e ciò che scrivevano veniva letto , appreso, assimilato e poi ritrasmesso a qualcun altro. Era un congegno funzionale, una “cultura della parola” assai scorrevole e prudente. Bisognava tornare agli scrittori russi precedenti alla rivoluzione per ritrovare il rischio e la passione.

Finché non trova una copia di Ask the dust, Chiedi alla polvere: rimasi fermo per un attimo a leggere, poi mi portai il libro al tavolo con l’aria di uno che ha trovato l’oro nell’immondezzaio cittadino. Le parole scorrevano con facilità, in un flusso ininterrotto. Ognuna aveva la sua energia ed era seguita da un’altra simile. La sostanza di ogni frase dava forma alla pagina e l’insieme risultava come scavato dentro di essa. Ecco, finalmente, uno scrittore che non aveva paura delle emozioni. Ironia e dolore erano intrecciati tra loro con straordinaria semplicità. Quando cominciai a leggere quel libro mi parve che mi fosse capitato un miracolo, grande e inatteso. Ero socio della biblioteca. Presi in prestito il libro e me lo portai in stanza, mi sdraia sul letto e ripresi a leggerlo, ma prima ancora di finirlo capii che l’autore era riuscito a elaborare un suo stile particolare.

Non lo so quanto abbia romanzato Buk della scoperta di Chiedi alla polvere, (la storia è lunga, tutta raccontata nella prefazione scritta per l’edizione della Black Sparrow, se volete leggerla completa la trovate qui) fatto sta che il successo di Fante è dovuto in grandissima parte a Buk e che i due furono amici, amici per davvero.

Ci sono alcune poesie di Buk a dimostrarlo: sono ancora inedite in Italia ma ne trovate un paio sul sito di Fazi Editore nella traduzione fatta da Christian Raimo.

Da Qualche consiglio per prepararsi:

(…) una volta andai all’ospedale a trovare un mio amico scrittore che stava morendo
un pezzetto alla volta
il peggior modo possibile.
così a ogni visita
(quando era in sè) continuava a
parlarmi
della sua
scrittura (di come non fosse un dono
ma una magica ossessione)
e non si preoccupava delle
mie visite perché
lui sapeva che io capivo perfettamente che cosa stava
dicendo.

(…) una volta gli dissi che
gli dei lo stavano punendo
perché scriveva troppo
bene.

io spero di non essere mai così
bravo, io voglio morire con la mia testa buttata su questa
macchina da scrivere
3 righe alla fine della
pagina
una sigaretta consumata tra le
dita, la radio ancora accesa
voglio solo scrivere
abbastanza bene per
finire
così

2 thoughts on “L’Importanza di avere Buoni Amici

  1. A questo punto devo assolutamente andare a leggere “Chiedi alla polvere”…..
    Invece ho avuto vari “incontri” con Bukowski: una di queste l’ho ancora nel cuore. E’ stato un brano recitato da Ugo Dighero, era un brano – ora non ricordo da dove era tratto – così vero e carico di pathos che mia figlia che non conosceva nulla dell’autore pensò che Dighero fosse impazzito perché era sceso in platea e sembrava davvero che parlasse di sé e della sua sofferenza e insofferenza…

    • Ecco, queste sono esperienze che vanno provate: vedere un attore che si cala nel recitato quasi diventarne l’autore.
      Che bel ricordo, Fausta. Del resto tu me ne regali sempre, di bei ricordi, grazie.

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