Luoghi Comuni

Luoghi comuni

Potevo scrivere: eccomi, sono tornata! e continuare raccontando cose mie, amene, che stanno a cuore solo a me. Invece mi interessano solo i luoghi comuni, stasera.

Sono tre settimane che non aggiorno questo mio spazio: e tornerò presto a metterci anche qualcosa di mio ma oggi davvero non ne voglio parlare, di me, del tempo, di quel che faccio e penso, rimando al prossimo post, dai.

Oggi ho voglia di parlare di luoghi comuni. E per due motivi.

Siamo nella settimana mondiale del luogo comune, almeno a leggere Facebook. La settimana è iniziata ieri l’altro (18 giugno) e finirà domenica (22 giugno), anche per sfatare il luogo comune che la settimana è fatta da sette giorni.

Un’occasione interessante, quasi un ulteriore luogo comune, la settimana di qualcosa.

Il secondo motivo è legato ad un articolo che un’amica due sere fa mi ha letto ad alta voce. Si tratta di un bel articolo di Guido Ceronetti apparso mercoledì su La Repubblica dal titolo La lingua è stanca, il luogo come comune arranca.

Quindi mi sono immersa in questi luoghi comuni che rovinano la nostra bella lingua. Ma cosa è un luogo comune?

Dal greco topos, il luogo comune riguarda lo stereotipo, la scorciatoia che fa il cervello per riconoscere velocemente un oggetto, una situazione, una azione, un sentimento, un luogo: si accorciano i tempi di riconoscimento e si infila il concetto in una struttura logico cognitiva che permetta di tradurre, rendendo prevedibile anche l’imprevisto.

Il luogo comune è, nella quotidianità, quello che tutti dicono e pensano per indicare un oggetto, una situazione, una azione, un sentimento, un luogo, ed essere capiti al volo da tutti, indipendentemente dal grado di cultura e, molte volte, dall’età anagrafica.

Abusato nel linguaggio dei media, l’autore dell’articolo usa il luogo comune anche per un lungo elenco con cui sintetizza i cambiamenti linguistici degli ultimi anni: non a caso tra i primi luoghi comuni elencati c’è “Vai su www.”. Un luogo comune che mi ha fatto molto sorridere.

Ognuno di noi ha i propri luoghi comuni: i miei li tengo trascritti sull’ultima pagina di un quadernone che uso in ufficio. Sì, la mia raccolta riguarda i luoghi comuni della mia work life.

Tra i tanti vorrei segnalare i più comuni dei luoghi comuni:

  • ingaggiare l’ufficio xy
  • restare nel perimetro del progetto
  • valutare la capacity
  • come ha richiesto la country
  • non era nei requisiti
  • facciamolo perché comunque fa figo
  • mancava il recall feedback
  • siamo on track
  • non rispetta la timetable
  • non traguarda la deadline

 A volte basta inserire a caso uno di questi luoghi comuni in un discorso d’ufficio e tutto il discorso acquisisce credibilità.

Nel suo articolo, Ceronetti conclude dicendo che questa abitudine di parlare per luoghi comuni è indice di una patologica stanchezza della lingua e di un progressivo spegnimento della creatività.

Ecco: voglio ricordarmi queste conclusioni ogni volta che un luogo comune mi affiorerà sulle labbra.

(Photo credits: riproduzione dell’opera pittorica
Il gioco della campana del pittore francese Théophile Emmanuel Duverger)

2 thoughts on “Luoghi Comuni

  1. I luoghi comuni, o frasi retoriche, abbondano ma occorre starne alla larga. In letteratura esempio di donna da luoghi comuni è Agnese, la madre di Lucia, nei promessi sposi, alcuni passaggi riletti anni dopo la scuola, proposti a un corso di scrittura creativa, nella lezione sui luoghi comuni appunto, sono esilaranti. Agnese comica, a scuola non l’avremmo mai vista in questa luce. Nei romanzi vanno evitati, frasi come “bella vista, silenzio assordante” sono stati stupende la prima volta che qualcuno ne ha fatto uso, poi sono solo scopiazzature senza creatività. Altro modo di valutare i luoghi comuni è un’idea, una teoria, come “il vecchio saggio”, in questo caso, in narrativa, il topos lo si può confermare: “si i vecchi sono saggi, che belle lezioni di vita ci danno con la loro esperienza” oppure tentare di ribaltare “no, i vecchi non sono per nulla saggi, solo barbosi, chiusi in ricordi falsati alla luce di una memoria claudicante”. Insomma materia molto ricca quella sul piatto di questa settimana. Bentornata.

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