Herzog, Storia di una Autoguarigione

il capolavoro di SAUL BELLOW

Herzog storia di un'autoguarigione

 

Herzog è il titolo del romanzo che, in fin dei conti, nel 1976, valse a Saul Bellow il Premio Nobel per la letteratura.

Herzog è per me lettrice una meravigliosa storia di autoguarigione.

Herzog inizia così.

Se sono matto, per me va benissimo, pensò Moses Herzog. C’era della gente che pensava che fosse toccato, e per qualche tempo persino lui l’aveva dubitato. Ma adesso, benché continuasse a comportarsi in maniera un po’ stramba, si sentiva pieno di fiducia, allegro, lucido e forte. Gli pareva d’essere stregato, e scriveva lettere alla gente più impensata. Era talmente infatuato da quella corrispondenza, che dalla fine di giugno, dovunque andasse, si trascinava dietro una valigia piena di carte. Se l’era portata, quella valigia, da New York a Martha’s Vineyard. Ma da Martha’s Vineyard era riscappato indietro subito; due giorni dopo aveva preso l’aereo per Chicago, e da Chicago era filato in un paesino del Massachusetts occidentale. Lì, nascosto in mezzo alla campagna, scriveva a più non posso, freneticamente, ai giornali, agli uomini pubblici, ad amici e parenti e finì per scrivere pure ai morti, prima ai suoi morti e poi anche ai morti famosi. Era estate alta nelle Berkshires. Herzog viveva da solo nella casa grande e antica. Lui che sdi solito era così schirrinoso per il cibo, ora mangiava pan carré in cellophan, fagioli in scatola e formaggini. Ogni tanto coglieva dei lamponi nel giardino invaso dalle erbacce, scostando gli spinosi arboscelli con distratta cautela; quanto a dormire, dormiva sul materasso, senza lenziola – sull’abbandonato letto matrimoniale – o nell’amaca, coprendosi soltanto col cappotto.  Alte canne di yucca, alberelli d’acero e carrubi lo assediavano d’ogni parte, in giardino. Di notte, se apriva gli occhi, le stelle erano vicinissime, simili a corpi spirituali. Fuochi, certo; gas – minerali, calori, atomi – ma alle cinque del mattino, per un uomo che giace in un’amaca avvolto nel proprio cappotto, cose piene di eloquenza.

 

Herzog è un uomo alla ricerca della propria identità, ferito dalla vita, con una storia di fallimenti che trascina con sè in modo ossessivo.

Ossessivo è il suo scrivere in continuazione lettere che non vengono mai inviate ai destinatari – lettere aperte a persone conosciute e sconosciute.

Scrive ad amici, familiari, personaggi famosi, persone morte e sepolte. Nelle sue lettere, Herzog scrive della delusione per come sono andate le cose, dei suoi fallimenti, di quelli delle persone che conosce o crede di conoscere. A volte scrive lettere di scuse per come è, per come ha lasciato perdere, per come ha disilluso chi si fidava di lui.

Nel corso del romanzo, Herzog guarisce da se stesso: succede scrivendo sempre meno. Le lettere, che all’inizio, con il loro corsivo elegante, riempiono pagine e pagine del romanzo, diventano un dettaglio: la loro frequenza si abbassa, il loro contenuto è sempre meno frenetico.

Il chiarimento, l’autoguarigione, arriva da parole non dirette ad altri, parole solo per sè:

Io sono così e così e continuerò a esserlo. E perché combattere contro questa realtà?
Il mio equilibrio deriva dall’instabilità. 

Leggete Herzog.

 

2 thoughts on “Herzog, Storia di una Autoguarigione

  1. L’ho Herzog, come molti altri di Saul Bellow.
    Tra me e Saul Bellow, corre un rapporto ambiguo.
    Gli ho sempre anteposto un Hemingway, di gran lunga, e preferito – per gusto di lettura, Bukowski.
    Però il passo che hai scelto e qui riprodotto, mi ha stuzzicato.
    Mi sa che tutti i Saul Bellow che ho per la casa, un giorno o l’altro me li andrò a ripescare.

    PS: ho l’impressione che dal tuo cielo qualche nuvola si sia spostata 🙂

    • Ciao Guido!
      Ho spostato le nuvole di poco: adesso stanno coprendo un altro tema, di cui forse presto parlerò, ma va bene così.
      In questi giorni, oltre a Bellow, ho letto anche il caro vecchio Ernest e presto ne scriverò. Sperando di non far danni 😉
      Un sorriso
      Grazia

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