Riscoprirsi

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Al liceo la mia amica del cuore era una tennista professionista.

Si allenava dai cinque ai sette giorni a settimana, una cosa che a pensarci mi fa star male per lei ancora adesso, a vent’anni di distanza.

Con il suo fisico scultoreo, i muscoli lunghi su una ossatura forte, mi guardava dall’alto al basso (era ed è ancora, per fortuna, una decina di centimetri più alta di me), ripetendomi a ogni piè sospinto:

– Grazia, tu sei l’antisport in persona.

Intendeva alludere non ad una mia mancanza di correttezza, che, purtroppo per me, ho sempre conservato in tutti gli ambiti della mia vita, ma alla mia innata pigrizia. 

E’ vero: sono pigra, mi stanco facilmente, uso troppo la testa e qualche volta dimentico di avere anche un corpo.

C’è però una novità. Il 2014 mi ha regalato una nuova consapevolezza: ebbene sì, ho un corpo. Volevo farlo sapere a Laura, che adesso segue suo figlio nel tennis.

E volevo anche farle sapere che c’è una teoria che non si chiama proprio antisport ma si chiama antiginnastica, e che dovremmo tenerne conto per non sminuire la non qualsiasi cosa, l’antitutto.

L’antiginnastica è un metodo per lavorare sul corpo creato dalla fisioterapeuta Thérèse Bertherat che ho scoperto grazie ad un’attività in corso nella scuola di mio figlio.

Con l’antiginnastica si effettuano movimenti definiti sottili ma potenti che vengono proposti da un fisioterapeuta che segue le persone singole, o in piccoli gruppi, in sedute finalizzate a conoscere meglio il proprio corpo, per tornare ad appropriarsene.

Che è quello che in questi mesi sto facendo pure io: non hai solo una testa, Grazia, ma anche un corpo. Questo è il credo di Thérèse Bertherat a cui mi ispiro:

Noi siamo il nostro corpo.
Il corpo è la nostra realtà valutabile.
Non si oppone all’intelligenza, ai sentimenti, all’anima.
Li include e li ospita.
Dunque prendere coscienza del proprio corpo è accedere a tutto il proprio essere: poiché corpo e anima, psiche e fisico, forza e debolezza rappresentano non la dualità dell’essere, ma la sua unità.

Thèrese Bertheart

Meglio tardi che mai…e ciao Laura!

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