Dipingere come Scrivere

NELLE PAROLE DI VINCENT VAN GOGH

Vincent van Gogh and Paul Gauguin Letter

 

Ieri sera ero a Palazzo Reale in compagnia dei quadri e delle parole di Vincent Van Gogh: la mostra milanese, L’uomo e la terra, espone le opere dell’artista olandese  dedicate alla rappresentazione del mondo agreste e rurale, opere quasi tute provenienti dal Kröller-Müller Museum di Otterlo.

Un ritorno alla terra e alle radici in cui mi sono riconosciuta.

Le opere esposte sono accompagnate da stralci tratti dal copioso epistolario che il pittore tenne nella sua breve vita: in 37 anni scrisse più di 800 lettere, un diario sulla sua esperienza artistica e umana spedito a chi amava di più, gli amici e il fratello in primis, che se ne fecero custodi.

Cosa contiene questo diario? Il mondo di Vincent, quello reale e quello immaginato.

Facciamo un gioco, allora: leggete di seguito gli stralci che io ho scelto dalla mostra. E, quando è il caso, sostituite al concetto di dipingere quello di scrivere, alla tela la pagina bianca, al pittore lo scrittore. Funziona.

Che cosa significa disegnare? Come ci si arriva? Bisogna riuscire a superare per mezzo del lavoro un muro di ferro invisibile che sembra separare ciò che si sente da ciò che si può fare. Come si attraversa quel muro? Visto che sbatterci contro non aiuta affatto, secondo me quel muro va sbriciolato, frantumato, lentamente e con pazienza.

Se si vuole crescere bisogna affondare le radici nella terra. Perciò ti dico, affondale nella terra – lì tu uscirai. Non seccare sul marciapiede. Tu dirai che ci sono piante in città – sì, certo, ma tu sei grano e il tuo posto è un campo di grano.

Nell’amore così come in tutta la natura c’è un appassire e un rifiorire, ma non una morte definitiva. La marea si alza e si abbassa, ma il mare resta il mare. E nell’amore, che sia per una donna o per l’arte, ci sono momenti di sfinimento e di debolezza, ma non un disincanto duraturo.

Non ci sono ancora riuscito, ma sono a caccia, sto combattendo per questo, voglio qualcosa di serio, qualcosa di fresco, qualcosa che abbia un’anima.

Mi sono capitate parecchie di quelle “piccole miserie della vita umana” che se fossero scritte in un libro potrebbero servire a fare divertire qualcuno, per quanto, se capitano proprio a te, difficilmente le puoi considerare esperienze piacevoli.

Paragonando le persone ai chicchi di grano, in ognuno, che sia sano e normale, c’è il potere di germinare, come in un chicco di grano. E così la vita germina naturalmente. Ciò che il potere di germinare è nel grano, così è in noi l’amore.

Quello che sto cercando di ottenere è riuscire a disegnare non una mano, ma un gesto, non una testa matematicamente corretta, ma l’esperienza complessiva. L’annusare il vento di un uomo che vanga quando alza il capo, ad esempio, il parlare. La vita insomma.

Le mie falsità sono più vere della verità letterale. [scrivendo riguardo al suo progetto di dipingere I mangiatori di patate]

 […] quanto ai pochi giorni in cui l’ho dipinto – è stata una battaglia spaventosa, ma una che ho affrontato con grande entusiasmo. Anche se a momenti ho temuto di non farcela.

Non si può fare ciò che si vuole nella vita, bisogna lasciare il luogo cui ci si sente più legati [parla di Arles], ma i ricordi rimangono e uno rammenta – sfocati come in uno specchio – gli amici assenti.

Non sai come sia paralizzante quella tela vuota che ti fissa e dice al pittore: sei un incapace. Molti pittori hanno paura della tela vuota ma la tela vuota ha paura del pittore davvero appassionato, che la sfida e che ha già infranto il sortilegio del “sei un incapace”.

Cosa altro si può fare, pensando a tutte le cose la cui ragione non si comprende, se non perdere lo sguardo sui campi di grano? La loro storia è la nostra, perché noi, che viviamo di pane, non siamo forse grano in larga parte? Se non altro, dobbiamo o no sottostare a crescere, senza poterci muovere, come una pianta, ignorando ciò che la nostra immaginazione a volte desidera, ed essere falciati quando maturi? Per quanto mi riguarda, penso che sarebbe più saggio non augurarsi di star meglio, di riacquistare le forze e probabilmente mi ci abituerò a essere spezzato. Un po’ prima, un po’ dopo, che differenza vuoi che faccia per me?

***

E poi ho anche un’altra bellissima frase che custodisco per una occasione festante.

La mostra Vincent Van Gogh. L’uomo e la terra resta aperta fino all’8 marzo 2015 a Palazzo Reale, Milano: la mostra è collegata agli eventi Expo Milano 2015 che è partner dell’evento e offre diverse visite guidate gratuite – le informazioni si trovano qui.

One thought on “Dipingere come Scrivere

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