Pietro e il Signor Perorini

DICEMBRE, SOLO COSE BELLE #11

Pietro e il signor Perorini

 

Pietro ha da qualche mese un amico immaginario. Lui lo chiama il signor Perorini.

Il signor Perorini oramai lo conoscono un po’ tutti: anche i cugini non lo chiamano più Pietro, ma signor Perorini. E anche i suoi nonni.

Questo amico immaginario arriva compiendo una sorta di impossessamento: se ne va Pietro e appare magicamente lui, solitamente con una trasformazione degli abiti (la maglietta messa al contrario o la parte davanti tenuta sulla testa, o ribaltata dietro, tipo zainetto). Per scacciarlo, fortunatamente non occorre un esorcismo, basta richiamare indietro Pietro – e Pietro si sistema i vestiti e torna ad essere se stesso.

Ci ho messo un bel po’ a capire chi è questo signor Perorini. Questa che segue, quindi, è una sorta di confessione di una mamma approssimativa che si approssima sempre meglio. A dicembre arrivano anche le confessioni.

Il signor Perorini è un personaggio che ha mesi di vita: è arrivato appena prima dell’estate, sul finire del secondo anno di scuola dell’infanzia, un anno che per mio figlio, ora lo so, è stato piuttosto difficile. A renderlo difficile sono stata anche io, devo ammetterlo.

Nelle mie pagine del mattino, lo scorso 11 maggio scrivevo: […] sono qui a convincermi che si può fare tutto, che si può scrivere nei buchi, che “bisogna fare con quel che si ha”, ma è difficile, soprattutto quando si ha un bambino che non ama neanche disegnare e il cui interesse principale sembra essere guardare i cartoni in televisione. […] Sono sotto stress: vorrei che non mi disturbasse, ora, anche solo per un quarto d’ora, ma non voglio neanche che resti immobile davanti al televisore! Quindi l’ho messo qui, accanto a me, a fare due disegni per le feste di compleanno che abbiamo in programma oggi. Ma lui non è che disegna e basta: fa dei grandi scarabocchi fino a bucare il foglio, poi dobbiamo buttare il foglio perché si è bucato e ricominciare da capo. Alla fine siam qui a contrattare sull’assenza di figure umane nel disegno, perché lui dice di non essere capace a farle, ma è solo perché è molto pigro.

Ecco, mio figlio non è affatto pigro. Avrei dovuto scrivere: ma è solo perché vede le cose diversamente.

E venti giorni dopo, il 1° giugno, scrivo ancora che sono giorni di insofferenza e di incomunicabilità con mio figlio. Non riesco a sintonizzarmi su di lui, sui suoi desideri, sui suoi pensieri, sul suo modo di vedere le cose. Alterno sensazioni contrastanti: da una parte vorrei che lui fosse felice, che facesse e dicesse quel che gli pare e piace. Dall’altra parte vorrei che capisse che per vivere in questo mondo è necessario fare dei compromessi, tipo stare seduto, ubbidire.

Rileggendo quel periodo, quel brutto periodo, capisco che Pietro mi fa fare fatica, ma solo perché sono io che non riesco a dedicargli il tempo che occorre per capirlo veramente. Il mio tempo di qualità ha una qualità scadente.

E’ in quel periodo che arriva il signor Perorini, un personaggio allegro, leggero, diretto, che rende tutto più semplice, che mi fa sorridere e mi fa capire, finalmente, chi è mio figlio.

I suoi disegni, ad esempio: non è vero che sono scarabocchi, come dico io, o pastrocchi, come gli dicono a scuola.

I suoi disegni sono storie, sono una versione allungata del disegno: sarebbero fumetti, se lui sapesse scrivere. Non sono disegni convenzionali e quindi a guardarli con occhi convenzionali non si capiscono. Pietro disegna una scena e poi la cancella, ne disegna un’altra, che è la successiva, e la cancella. Cancella forte, a volte buca il foglio, ma è necessario per far  scorrere la narrazione. A volte collega due scene con lo stesso personaggio, o torna indietro, inserisce le poche lettere che conosce e delle cifre.

Tutto, ad ascoltare per bene il signor Perorini, a mettersi con lui a guardare e a commentare insieme i fogli, ha un preciso significato.

Volevo un bambino creativo e ce l’ho. Sono io che non mi sono dimostrata abbastanza creativa da capirlo subito. Grazie al signor Perorini finalmente ho recuperato.

Un paio di mesi fa, Pietro fa dire questa cosa al signor Perorini in risposta a una mia domanda (una domanda che dovrei smettere di fare, del resto):

– Come è andata oggi a scuola?

–  Oggi  sono venuti tre poliziotti.

– …

– Sì, ma pensa: non ci hanno sparato, mamma.

Il signor Perorini ha un sense of humor che avercene.

***

A dicembre arrivano anche le confessioni: e le comprensioni. Cose bellissime, per me e per Pietro. A dicembre e anche nel resto dell’anno.

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