I miei Matti

I miei Matti

Lo avevo scritto già a gennaio, in un momento di crisi, di questo collettivo di scrittura.

Scrivevo che dovevo farmi venire idee per una scadenza a breve; era per consegnare i miei matti a questo collettivo a cui partecipo da novembre e che cerca proprio di raccontare i matti della città di Milano. Un po’ come Roberto Alajmo che anni fa ha raccontato i matti della città di Palermo.

Anche ieri ci siamo visti per parlar di matti e alla fine ne siamo usciti soddisfatti, con i matti messi in fila in un file. Era una così bella giornata di sole che dopo mi sono regalata mezz’ora di passeggiata in una zona di Milano che non conosco tanto bene e proprio mentre passeggiavo mi è capitato di incontrarne un altro, di matto.

Solo che il repertorio lo abbiamo già chiuso, e allora oggi ho pensato che potrei metterlo qui, il matto che ho incontrato ieri, metterlo qui con gli altri quattro che abbiamo scartato dei miei venticinque. E metterci anche quello che si è appuntato Paolo Nori nel suo blog, la settimana scorsa.

Ieri ero quindi in giro per Milano a passeggiare dopo l’incontro sui matti e volevo bere un caffè; sono entrata in uno di quei bar che sembrano dei Bingo, pieni di macchinette e con gli schermi a parete che trasmettono i numeri estratti e in estrazione. Con me è entrato questo uomo che metto nei miei matti e che come me ha pagato un euro per un caffè:

Uno era un uomo sui cinquant’anni che andava tutti i pomeriggi a bere un caffè nel bar sottocasa. E tutti i pomeriggi provava a insegnare alla ragazza cinese dietro al bancone la differenza tra il caffè ristretto e il caffè corto.
“Il caffè corto è poco, quello ristretto è concentrato”
Lei diceva: “Sì sì” e muoveva la testa avanti e indietro e sorrideva.
Lui invece non sorrideva affatto: “Non posso venire tutti i giorni a insegnarti a fare il caffè”.

Metto qui anche i miei quattro matti di scarto, li terrò qui per evitare che vadano in giro a fare danni e per capire se, in futuro, potrei combinarci qualcosa; perché cercare personaggi strambi da mettere in un repertorio di matti non è altro che un esercizio per creare personaggi che potrebbero poi essere infilati in storie, come protagonisti o comparse.

Ad esempio, potrei mettere questa signora in una storia che parla di adolescenti:

Una era una signora sui sessant’anni che era stata modella negli anni Settanta, non si era mai sposata e non aveva avuto bambini.
Le piaceva molto parlare con le figlie delle sue amiche e dare loro consigli utili. Il primo consiglio che dava era sempre lo stesso: l’unico modo per tenersi in forma dopo i trent’anni è non introdurre carboidrati dopo le tre del pomeriggio. Al massimo è consentito un po’ di champagne.

E questo signore in un racconto che parla di un condominio:

Uno aveva appena cambiato casa, era andato a vivere all’ultimo piano di una palazzina nuova, anno di costruzione 2011. Mentre faceva il trasloco, i vicini si erano visti passare davanti tutti mobili d’epoca.
“Sembra di essere alla fiera di Senigallia”, aveva commentato il portinaio.
Erano passate delle sedie Thonet tarlate con le sedute ancora avvolte dal cellophane usurato. Era passata anche una grande gondola di Venezia, tutta impolverata.
Lui, il nuovo inquilino, stava sulle scale e diceva agli operai dove mettere le cose. Quando incrociava qualche vicino, si presentava e dopo chiedeva se avevano messo la Sip. E uno gli parlava di Infostrada, un altro della Telecom che faceva offerte, un altro ancora della nuovissima promozione Sky e Fastweb. Ma il nuovo inquilino non si convinceva, non riusciva a capire come si dovesse fare a mettere la Sip in quella palazzina nuova, ché non era una palazzina seria se non c’era la Sip.

E questo qui si potrebbe riciclare come un ottimista ossessivo compulsivo:

Uno è quello che crede che suo figlio avrà una casa più bella della sua, una macchina più potente, un lavoro più pagato. E che Milano sarà ancora da bere.

Mentre lei, questa ragazza che si chiama Miriam, so già dove metterla:

Una si chiamava Miriam Bragato ed era arrivata a Milano per lavorare nella direzione di una grande banca perché era molto brava a fare di conto, a fare le estrazioni dei dati dagli archivi elettronici e ad analizzare quello che ne usciva. Non sbagliava mai un numero.
La banca, per darle lo stipendio, le aveva aperto un conto corrente e le aveva dato un bancomat e una carta di credito; Miriam era molto felice di avere quelle due tesserine, disse subito che le semplificavano i conti. Le usò per ogni acquisto e consigliò a tutti, parenti e amici, di aprire un conto corrente nella sua banca, una banca che dava ai propri clienti la possibilità di semplificarsi i conti.
Tempo dopo, disse anche che forse glieli avevano semplificati troppo; trascorso il primo anno era successo che l’anno dopo aveva dovuto lavorare solo per pagare, con lo stipendio, i conti delle due tesserine.

Infine, c’è questo, un matto lungo una riga che Paolo ha messo nel suo blog settimana scorsa; non è un matto di scarto, questo, si è guadagnato un posto nel repertorio del collettivo di scrittura. E io ne sono contenta perché alla fine mi è simpatico.

Andate a conoscerlo qui: io lo vedo tutti i giorni.

(la foto è di Claudia Tarolo di Marcos y Marcos)

6 thoughts on “I miei Matti

  1. AHAH Wikipedia io lo detesto: nozionismo sciapo. Sui carboidrati verissimo, dopo le 20 poi uccidono proprio. Eliminali a cena e dimagrisci come per magia, ma non è facile: mio marito mangerebbe pasta (o in alternativa pizza) ogni sera. Buona scrittura allora e buoni matti.

  2. Pingback: Repertorio dei Matti della Città di Milano | ToWriteDown

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *