Ten US Dollars

STEPHEN KING IS THE KING

dieci dollari

 

Settimana scorsa ho partecipato a una cosa che fa l’azienda per cui lavoro e che si chiama Management Forum: duegiornidue trascorsi in un fondo vitivinicolo nel cuore del Veneto, a parlare di strategia, di piani triennali, di tutti gli algoritmi che contano, guidano, portano, indicano cose da comprare, ogni informazione condivisa che come una divisa ti rassicura e ti fa rassicurare(*). E ad assaggiare vini.

E’ proprio vero che se devi fare una cosa importante devi farla in cantina. Funziona, ve l’assicuro (lo so, è una espressione che dico spesso).

Insomma. Eravamo tutti lì ed è stata (almeno per me) una bella esperienza.

C’erano anche tre coach, degli attivatori. Di uno di loro anni fa ho letto un libro, un manuale sul cambiamento, e vi linko il pdf disponibile in rete gratuitamente. Ve lo linko perché la considero una lettura interessante, applicabile ad ogni aspetto della vita; svoltare, cambiare, evolvere non è mai una cosa che riguarda solo la vita professionale, è soprattutto una cosa che riguarda la propria vita personaleE’ una cosa attraverso cui passare se vuoi avere una tua identità. Tua e solo tua, intendo.

Ad un certo punto, verso la fine, il coach ha raccontato una storiella, una di quelle che prima o poi, in un incontro sul cambiamento e sulla strategia di medio periodo, ti senti raccontare.

Eccola qui (per fare il paio con quel che scrivevo prima: passaci attraverso, poi la commentiamo insieme).

Primi anni Duemila, Stati Uniti: si tiene una mega convention con tutta la popolazione dirigenziale di un’azienda, il Ceo ha praticamente chiamato a raccolta tutti i suoi uomini (di donne, fatevene una ragione, ce ne saranno anche state ma, come nella mia duegiornidue, non si notano mai troppo). Presenta il nuovo piano commerciale, fa la conta di chi se n’è andato e di chi è rimasto. Stringe i ranghi e dà indicazioni sia tattiche sia strategiche. Infine, a chiusura dei lavori, davanti a una platea esausta, dice:

– E adesso ho una sorpresa per voi. Alzatevi e guardate sotto le vostre sedie.

I manager si alzano, sollevano le sedie o si chinano e guardano sotto; trovano un biglietto da dieci dollari attaccato sotto ad ogni sedile. Sollevano lo sguardo stupiti e il Ceo termina così:

– E’ il mio regalo: dieci dollari per ognuno di voi. Un dono per farvi capire che se volete fare i soldi dovete alzare il culo dalla sedia.

Una storia molto americana, ne convengo, ed è vero che è difficile identificare persone che hanno avuto successo tenendo il culo saldamente ancorato a una sedia (ho detto successo, non la fortuna di essere semplicemente votati a una assemblea).

E’ difficile, sì, ma a me uno che ha fatto i soldi e, soprattutto, ha fatto quel che gli piace nella vita (che poi è il significato ultimo dell’avere successo) mi viene in mente: è Stephen King. Lui, il re, ancorato alla sua sedia, lì a battere sui tasti, ha creato un vero e proprio impero, fatto di parole e di paure, di amicizie e di cambiamenti.

Volevo proprio dire questo, in definitiva, ché so che magari non si è capito: non è la sedia a fare la differenza, né il culo più o meno pesante. A fare la differenza è come accogli, segui, provochi, affronti (e mille altri verbi per dirlo) il cambiamento che arriva a onde, a scatti o in continuo. Quello sì che rende possibile il successo.

(*) Say thanks to Jovanotti, Musica, 2015

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