A chi stavo telefonando

DICEMBRE, SOLO COSE BELLE #7

Telefoni

 

Qualche giorno fa mio cugino mi ha mandato su whatsapp un po’ di foto: cioè, ha fotografato delle foto che aveva trovato e che stava cercando di sistemare, e me le ha mandate. Whatsapp serve anche a questo.

Foto vecchissime. Di me, di lui, di mia sorella, dei miei nonni, dei miei zii, dei miei genitori. Foto di cent’anni fa, con oggetti di cent’anni fa come questo telefono della Sip a rotella in due sfumature di grigio topo e quel filo poco cordless.

Chissà chi stavo chiamando. Era un dicembre, era un giorno poco dopo Natale, di cui io portavo addosso ancora il colore.

Quanto pagherei per sapere a chi stavo telefonando.

***

Sì, lo so, è incredibile sta cosa che sono già arrivata a sette cose belle a dicembre: arrivare a trentuno non sarà facile, ma me lo sono ripromesso e vorrei farcela.

Tutto è partito da qui, per chi volesse capire.

Haiku. Per me e per te.

MICA BISOGNA ESSERE GRANDI PER FARE POESIA

Vivian Maier_May1955_New York

 

Gli haiku sono piccoli componimenti poetici formati di diciassette sillabe: cinque nel primo e nell’ultimo verso, sette in quello di mezzo.

Fanno parte della tradizione letteraria giapponese, anzi ne rappresentano una parte molto importante: sono, in tal senso, l’essenza più profonda della cultura nipponica. Testimoniano, con le loro diciassette sillabe ogni volta diverse, l’inadeguatezza del linguaggio nella definizione della realtà e della verità.

C’è un un progetto in rete che ha un nome poetico: Haiku seduti sotto la luna.

Coinvolgono persone di tutte le età nella realizzazione di haiku. Poiché gli haiku si prestano ad essere creati anche da chi non sa scrivere, io ho coinvolto Pietro che per Haiku seduti sotto la luna ha composto la sua prima poesia: è l’haiku numero 287. Continue reading

Incipit Passion

1961 Viale Monza Milano_1

 

Che mi piacciono le quarte di copertina dovrebbe oramai essere chiaro: la mia vera passione comunque restano gli incipit.

Tutto ha avuto inizio quando mi sono innamorata delle prime righe di Cent’anni di solitudine, il capolavoro di Gabriel Garcia Marquez.  

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